Blog   |   25/02/2020

Intervista a Carlo Vischi

Con Carlo Vischi, uno dei più abili guru nel mondo digital applicato al wine&food, parliamo di minacce e opportunità per l’enoturismo nella Langhe.

Le Langhe e il turismo hanno un rapporto molto stretto. Un rapporto diventato indissolubile: non c’è tartufo senza tajarin o uovo, e vino al seguito. Non c’è meta migliore se non le colline delle Langhe dove trascorrere un weekend per provare queste eccellenze… Siamo di fronte a un turismo enogastronomico, di tipo escursionistico o di fermata, cresciuto moltissimo negli ultimi 15 anni, con picchi di presenze altissime registrate soprattutto durante il periodo della Fiera del Tartufo.

Con un grande esperto del mondo wine&food, Carlo Vischi, parliamo delle minacce e delle opportunità che le terre del Barolo e del Barbaresco si trovano a dover affrontare, sia dal punto di vista dell’offerta che nella gestione della domanda. Vischi, già autore di numerosi libri sul vino ed ideatore di molti eventi, è oggi uno dei più abili guru nel mondo digital: advisor, esperto in social media e strategie di comunicazione in H-Farm. Dieci anni, fa quando i blog iniziavano timidamente a presentarsi a noi, Facebook non era ancora esploso e non sapevamo che da lì a poco i social network sarebbero diventati uno strumento fondamentale per fare business. Ancora non sapevamo che l’internet delle cose sarebbe diventata una strada effettivamente percorribile. In tutto ciò Carlo Vischi ci ha visto lungo, eccome: è stato tra i primi, con i suoi eventi, a collegare mondi, creare comunicazione. A fare rete. Interazione. Le sue iniziative sono ancora oggi replicate dalla maggior parte dei produttori, consorzi, uffici stampa. Insomma dalla sua ha la visione e l’esperienza di chi ha fatto viaggiare molte persone, ha costruito telai in grado di sorreggere e far decollare i territori.

Ecco le risposte di Vischi a un paio di domande e i nostri punti di vista.

Come descriveresti lo stato dell’arte di questo territorio?

Certamente si tratta di una zona cresciuta in maniera molto veloce e costante. Le nuove leve, che troviamo oggi al timone di numerose cantine, hanno ereditato quanto hanno costruito i loro padri. Ma oggi occorre un cambio di rotta e su più fronti. Il primo riguarda l’offerta: la domanda dei nuovi turisti chiede wine experiences che non si limitino alla classica visita in cantina anticipata dal giro in vigna. Fa tradizione ma è un’esperienza un po’ superata. Ci vuole qualcosa di più esperienziale, di più indimenticabile. Poi ci sono le lingue: sono molti gli stranieri che arrivano nelle Langhe e molti di coloro che fanno accoglienza in cantina non hanno un’adeguata preparazione. Inoltre l’offerta non è sempre ben codificata: non basta dire “esser aperti per visite in cantina”, serve comunicare al meglio orari, costi e vini in degustazione. Bisogna costruire l’offerta e divulgarla.

Mentre da un punto di vista della domanda, se è vero che è più semplice prevederla, è ben più complicato gestirla. Ci sono moltissime richieste di prenotazioni alle quali molto spesso non si è in grado di dare riscontro positivo per l’assenza di posti letto, unita alla scarsa capacità di accogliere gruppi numerosi nelle cantine. Nella maggior parte dei casi le aziende non sono attrezzate con personale dedicato alla visite guidate ed accoglienza turistica. In ultimo, sono poche le cantine attrezzate con un vero e proprio sito di acquisto online dei vini.

Social e vino, un binomio che funziona per le cantine?

In linea generale le aziende si stanno attrezzando e sono attive sui social media ma anche qui c’è un po’ di approssimazione, un po’ troppa omologazione nei contenuti e soprattutto non ci sono le dovute attenzioni alle applicazioni più usate nel settore del vino. I social e le relative campagne di marketing dovrebbero portare a una conversione in vendita, a una visita al sito o almeno a una richiesta di informazioni. A una reazione, insomma, che se coinvolge il portafogli è meglio.

Molte cantine dimostrano poca attenzione alle App come Vivino, che ha 25 milioni di utenti attivi ogni settimana, di cui oltre 2 milioni in Italia: non si può far finta che non esistano! L’unico modo per evitare che il proprio vino venga inserito a sistema con informazioni (di prezzo o produzione) sbagliate, è quello di inserirle in prima persona con descrizione e caratteristiche dell’ultima etichetta appena immessa in commercio. Tutti gli utenti si rifaranno questa prima recensione pubblicata.

La stessa cosa vale per il QR code: inserito nella retro etichetta della bottiglia è uno strumento, come molti altri, che può essere utile per fornire informazioni più dettagliate, ma ovviamente va controllato e monitorato costantemente, per verificare che funzioni e che non rimandi a link poco funzionali. Ad esempio potrebbe esser utile per fare lead generation o agevolare la vendita diretta. Infatti il mercato del vino online, come di altri beni e servizi, rientra nella sfera dell’intangibile. Un mondo che le aziende dovrebbero presidiare maggiormente.

E i codici a barre?

Sono uno strumento di marketing gratuito. Chiunque sul proprio smartphone ha a disposizione una vastità di App che consentono di tracciare il prodotto.

Il nostro punto di vista:

C’è da dire che quello delle Langhe è un territorio che vive grazie alla presenza dei suoi artigiani, la maggior parte delle aziende è gestita ancora a livello familiare e ogni membro deve essere un jolly in grado di fare un po’ tutto. Le visite sono – quando possibile – guidate dal capofamiglia stesso o da un membro della famiglia. Un punto di forza che contraddistingue e rende unica la zona, se la si paragona ad altre realtà più grandi in cui manca questo speciale contatto diretto. Quanto allo shop online ci sono due restrizioni: il prodotto vino non è libera circolazione ma soggetto a forti limitazioni legate alle legislazioni dei vari paesi e la vendita è legata a soli beni monomarca.

In conclusione il settore delle recensioni online nel settore turistico è in ascesa: ogni persona utilizza in media dalle 5 alle 8 app ogni giorno. Immediatezza e multidimensionalità amplificano il passaparola digitale incrementando la Brand Reputation delle aziende. Un’opportunità, quella del web e dei social media, che deve esser vista non come una perdita di tempo, anche in termini economici, ma come una risorsa.

Erika Mantovan

 

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