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L’anima nordica del vino piemontese: intervista a Thomas Ilkjær e Jonathan Gouveia MS

Terroir, tradizione e la “sete collettiva” di originalità: come le Langhe e il Monferrato incantano l’anima nordica. Intervista a Thomas Ilkjaer e Jonathan Gouveia MS

La 17ª edizione di Barolo & Friends si avvicina a grandi passi. Il 22 aprile, l’iconica Opera House di Copenhagen tornerà a essere il fulcro dell’eccellenza vinicola piemontese. Per celebrare questo traguardo, esploriamo il legame profondo tra la regione e il mercato danese attraverso gli occhi di due esperti visionari che guideranno le sessioni di approfondimento di questa edizione: Thomas Ilkjær e Jonathan Gouveia MS.

Thomas Ilkjær è una colonna portante di questo evento, con cui collabora fin dalle primissime edizioni. Direttore della Scandinavian Wine Academy e autore del più influente manuale sul vino italiano nel Nord Europa, ricopre anche il ruolo di responsabile della Piedmont Blind Tasting Competition, giunta al suo secondo anno. In questa edizione, condurrà una Masterclass dedicata al Nizza DOCG, un’appellation che, nonostante la giovane età, “ha già saputo costruire un’immagine di Barbera dotata di profondità, complessità e grande potenziale di invecchiamento”. Per la prima volta nel team figura Jonathan Gouveia MS, uno dei pochi Master Sommelier della regione. Con radici profonde nel settore vinicolo danese, Gouveia guiderà la Masterclass intitolata “By the Glass”, dove presenterà dieci vini di carattere e versatilità, capaci di offrire un eccellente rapporto qualità-prezzo. Abbiamo posto loro alcune domande per ottenere una prospettiva attuale sul mercato danese in un’epoca di grandi cambiamenti.

Secondo Jonathan Gouveia, la scena vinicola danese occupa una posizione unica perché l’assenza di una significativa storia vinicola locale ha creato “una demografia di consumatori eccezionalmente aperti mentalmente”. È proprio questa apertura che permette al Piemonte di brillare attraverso i suoi asset principali: un patrimonio di biodiversità senza pari e un legame autentico con la terra. La forza del Piemonte oggi risiede nella capacità di offrire una “esperienza totale” dove storia, sostenibilità e originalità incontrano la moderna richiesta di trasparenza. Thomas Ilkjær osserva che “l’attenzione si è spostata da un focus quasi esclusivo su Barolo e Barbaresco a una narrazione più ampia, che abbraccia più vitigni e denominazioni”. Questo cambiamento evidenzia l’incredibile versatilità della regione: mentre i prezzi dei cru storici salgono, si apre lo spazio per giovani produttori che esplorano vigneti meno noti. Gouveia cita la collina di Serradenari a La Morra come esempio emblematico: un tempo considerata troppo fredda, oggi è una location dal “potenziale fantastico” a causa del cambiamento climatico, dimostrando come il terroir piemontese sia una mappa della qualità in costante evoluzione.

Per quanto riguarda l’evoluzione del gusto, se in passato gli alti livelli di acidità e tannini del Nebbiolo potevano rappresentare un ostacolo, Ilkjær nota che i danesi hanno compiuto un “adattamento a lungo termine”, imparando ad apprezzare questi vini soprattutto in contesti gastronomici. Tuttavia, il palato moderno mostra contemporaneamente una “sete collettiva per vini più leggeri e rinfrescanti”. È qui che entrano in gioco le gemme nascoste del Piemonte: la sua “originalità”. Come spiega Gouveia, vitigni come Pelaverga, Freisa e stili agili di Dolcetto diventano partner ideali per i sapori puri e precisi della cucina nordica. Questi vini offrono quella “beva” che il mercato odierno brama, senza sacrificare la complessità tipica della regione. Per i produttori che desiderano entrare o espandersi nel mercato, la chiave è puntare su questi vitigni autoctoni, che rappresentano un’alternativa unica al mercato vinicolo globalizzato.

Il successo a Copenhagen richiede anche una comprensione sfumata della cultura professionale locale. Gouveia sottolinea che l’approccio danese si basa sull’umiltà (ispirata alla “Legge di Jante”): “Team di vendita appariscenti e abiti costosi rientrano nella categoria dei ‘don’t'”. L’approccio vincente è improntato all’autenticità e all’informazione, supportato da una totale trasparenza. La forza definitiva del vino piemontese in Danimarca è la sua capacità narrativa: saper raccontare una storia di tradizioni secolari che è, allo stesso tempo, all’avanguardia nel movimento per la sostenibilità. Come conclude Ilkjær, le sfide dei prossimi anni includeranno “la lotta al cambiamento climatico e l’impegno nel mantenere alta l’attenzione dei consumatori su ‘nuove’ denominazioni come Alta Langa e Colli Tortonesi“. Il 22 aprile all’Opera House, queste riflessioni prenderanno vita, segnando un altro capitolo dello straordinario scambio culturale tra Piemonte e Danimarca.

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