Blog   |   24/10/2019

Roero Arneis, la storia

L’Arneis è un vitigno a bacca bianca, che certamente rientra tra le varietà più conosciute del Piemonte. Le sue origini sono legate a nobili famiglie proprietarie terriere del Roero. 

Le citazioni storiche del vitigno Arneis iniziano con Plinio a Monticello e Santa Vittoria, e proseguono nel ‘200 con documenti attestanti produzioni vinicole di vini bianchi nell’Abbazia di Breme, tra Pollenzo, Castagnito e Pocapaglia e negli scritti dei SS. Apostoli di Asti a Valpone, Monteu Roero e Montaldo Roero. Una curiosità sono poi i toponimi, ancora oggi usati, per i nomi dei vigneti come Marcellum, Sermianum e Maronum.

La comparsa del nome, o meglio, del richiamo del vitigno Arneis, risale al 1432 negli statuti di Chieri con “ranaysium” e negli archivi di Malabalia come “vinea Renexij”. Lo stesso ritornerà a metà Seicento a Corneliano, quando la comunità pregherà il duca sabaudo di concedere una proroga alla decima perché “il raccolto dei vini, unico fondamento della Comunità, è tenue” e più tardi nel 1668, quando una tempesta priverà “della maggior parte del raccolto, particolarmente del vino, qual è il nervo principale et il sostegno del luogo”.

Il Roero dunque rimane ed è tutt’ora il riferimento della produzione di questo vino, da geolocalizzare nella vigna “ad Renevsium” come riportato nel testamento di Domenico Roero a Canale. Tra il ‘600 e il ‘700 i vini prodotti a Guarene e nel Colombaro di Vezza iniziano ad esser vinificati separatamente dopo la comprensione della differenza delle caratteristiche degli areali produttivi e delle loro potenzialità chiamati come “arnesi” e “faurìe” rispettivamente.

Un vino, un territorio, quello del Roero Arneis, rappresentato da un simbolo con tre carri, stemma della famiglia astigiana Roero che già nel XIII secolo operava come mercante e banchiere a Londra e Bordeaux. Tra i personaggi della famiglia, scelti tra il 1500 e il 1660 come governatori da Carlo Emanuele I di Savoia, citiamo Francesco Roero di Sciolze, per Torino, ed Ercole Tommaso di Cortanze per le città di Cuneo e di Nizza.

Nel 1797 i primi inventari, quaderni dei Roero, ritrovati all’interno di storiche cantine parlano di “Brente di Arneis”, “Vigna Costa” a Castagnito e di “Vermout fatto con Arneis”. Arrivando all’800 troviamo tracce di Arneis negli scritti di Gallesio, che lo elencherà tra le varietà più tipiche del Roero e più tardi il Rovasenda ne confermerà la liaison con la città di Corneliano d’Alba. I bollettini del 1879 infine indicano che il 40% delle vigne di Monteu Roero è dedicato all’Arneis.

Avvicinandosi al periodo dei conflitti mondiali (1913), nel mercato di Canale l’uva veniva scambiata a 2,60/2,90 lire ogni 700 Mg. Prezzi di uve pregiate (chiamate “arnese”) che raggiunsero livelli anche più elevati pari a 28 lire al Mg. Ciò accadeva prima dell’arrivo della fillossera, un’invasione che causò una brusca contrazione in termini di valore per l’Arneis, come per la maggior parte delle uve in Piemonte, pur rimanendo più quotata del Nebbiolo (9 lire vs 6/8 lire). All’inizio degli anni ’60 sono poche le vigne di Arneis: se ne trovano soltanto filari sparsi tra quelle di Nebbiolo.

I PIONIERI DELLA RINASCITA

La prima vinificazione di Arneis in purezza risale al 1967: è un vino descritto da Veronelli come “fruttato, fresco e acido. Vibra come la coda di una vipera”. In questo periodo Umberto Ambrois inizia a produrre un Bianco d’Alba, Bianco del Roero. Da sua stessa ammissione sappiamo che “vinificare l’Arneis a sé comporta non poche difficoltà in fase fermentativa e più ancora in quella successiva di stabilizzazione. Il prodotto ottenuto, seguendo un’accorta tecnica di vinificazione, è ottimo e merita di essere ulteriormente valorizzato”. Ci saranno poi Sergio Battaglino con la sua Vigna Alta e Piero Bovone, insieme a Francesca Rapetti, a portare avanti la produzione in 13 ettari di vigna sulla collina di Cornarea. Ma la primissima etichetta fu a firma di Giovanni Negro nel 1971, prodotta in frazione Sant’Anna, Località Rivieri, filtrata con sacchi olandesi.

Oltre alla nascita a Monteu del CLUB 3P, con i mediatori di Asti che acquistavano l’Arneis per produrre vino spumante, altri produttori quali Bruno Giacosa, Rabezzana e Vietti si affacciano alla produzione: sono tutti presenti nel Catalogo Bolaffi dei Vini d’Italia nel 1974. Tre anni più tardi Mario Soldati lo descrive come “profumatissimo ma di estremo garbo; non di frutta ma di fiore, con una fragranza amarognola, come di geranio. Un vino che non stanca”.

Più tardi presso il Castello di Neive, Italo Stupino insieme ad Annibale Gandini e Italo Eynard della Facoltà di Agraria di Torino dà vita nel vigneto di Montebertotto al primo impianto di selezione clonale sull’Arneis. Dopo la ripresa graduale della produzione da parte delle aziende agricole, oggi, con oltre 7 milioni di bottiglie immesse nel mercato, l’Arneis rappresenta una delle colture più redditizie per il territorio del Roero, dove ha trovato le condizioni climatiche migliori per la sua coltivazione. La prevalenza di suoli sabbiosi conferisce al palato una buona fragranza di frutti, accompagnata da una buona vena acida. Da un punto di vista più tecnico, si tratta di una varietà precoce, sensibile alla flavescenza dorata e mediamente alla peronospora. Una volta imbottigliato il vino in etichetta può presentarsi come Roero Arneis, Roero Arneis Riserva e Roero Arneis Spumante. Doc dal 1989 e Docg dal 2004, la produzione è ammessa nei comuni di Canale, Corneliano d’Alba, Piobesi d’Alba, Vezza d’Alba, Baldissero d’Alba, Castagnito, Castellinaldo, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Montà, Montaldo Roero, Monteu Roero, Monticello d’Alba, Pocapaglia, Priocca, S. Vittoria d’Alba, S. Stefano Roero e Sommariva Perno.

Erika Mantovan

Fonti: Seminario AIS Torino 2019

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