Blog   |   15/11/2019

L’annata 2019 in Piemonte secondo Gianfranco Cordero

Il punto di vista dell’enologo Gianfranco Cordero rispetto alle risposte dei suoli e delle uve in Piemonte nell’annata 2019 rientra certamente tra i più autorevoli e interessanti del panorama vitivinicolo italiano.

Dopo il diploma di enotecnico, conseguito presso la Scuola Enologica di Alba nel 1978, Gianfranco Cordero è stato enologo in importanti aziende produttrici e imbottigliatrici di vini, vermouth, spumanti e succhi d’uva. Da trent’anni è un libero professionista e svolge il suo lavoro in tutto il territorio nazionale. Il suo punto di vista rispetto alle risposte dei suoli e delle uve, anche in Piemonte, in questa annata che volge al termine, rientra certamente tra i più autorevoli e interessanti del panorama vitivinicolo italiano.

Cordero, cosa dobbiamo aspettarci dalla vendemmia 2019, in particolare per quanto riguarda il Nebbiolo?

«Iniziamo subito con il dire che ci sono stati degli episodi di grandine, nello specifico una lunga striscia che ha colpito dall’astigiano alle Langhe (La Morra, Castiglione Falletto fino a Serralunga, Diano, Madonna di Como e Treiso), presentandosi anche sotto forma di bombe d’acqua (in zona Grinzane Cavour). Mai come in questi anni si vedono i grandi terroir, quelli con i terreni con la più grande predisposizione a creare dei veri piccoli microclimi, culle rivelatrici delle caratteristiche delle singole varietà. Partendo dall’uva regina, il Nebbiolo, raccolta nelle zone appunto più vocate, si sono registrate delle differenze sostanziali nell’apporto dei minerali: il potassio su tutti».

Quali sono secondo lei questi terroir?

«Quelli con le vene calcaree e argille blu, capaci di rilasciare nel tempo sali minerali e ottenere il cosiddetto “effetto tampone”».

Cosa ci dice a proposito del tempo di raccolta?

«Se, come si diceva in passato, “il nebbiolo si raccoglie al tempo delle nebbie”, quest’anno la maggior parte dei produttori ha vendemmiato proprio in tali condizioni con gli ultimi ad aver terminato la raccolta alla fine del mese di ottobre. Quanto detto vale in linea generale perché, per esempio, nella zona del Barbaresco, per via del suo clima più caldo, le uve si sono raccolte una settimana prima.

E per quanto riguarda la qualità delle uve?

«Quanto alle uve, bei colori e tannini ben maturi. Forse da segnalare c’è solo un po’ di squilibrio nell’acidità a causa dello stress idrico che hanno subito le piante nelle ultime annate».

Cosa aspettarci dal Nebbiolo 2019?

«Struttura, freschezza, un po’ di durezza nella loro prima fase di vita, e un ottimo potenziale di invecchiamento. Di qualità, dunque, e di quantità più contenuta (20% circa)».

Com’è stata questa vendemmia per le altre uve piemontesi?

«Affrontando le altre varietà regionali, la Barbera di Nizza è di qualità eccellente: vendemmia leggermente anticipata e basse rese, a differenza delle Langhe, dove le piogge di settembre hanno rallentato un poco la maturazione delle uve.

Nei bianchi è l’Arneis a spiccare per acidità e l’ottima qualità ma anche per il suo ciclo vegetativo più corto di 40 giorni rispetto ai rossi, con la raccolta iniziata i primi giorni di settembre. Un anticipo causato da una fioritura tardiva di 15 giorni circa e in presenza di piogge che ha portato a grappoli spargoli.

Si conferma poi il momento favorevole che sta vivendo il Pelaverga e Verduno in toto: ottime maturazioni per vini che certamente non deluderanno.

Tra le varietà con la più bella concentrazione e carica aromatica, segnalerei anche il Rossese bianco, la cui produzione si concentra soprattutto a Monforte d’Alba».

Erika Mantovan

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