Blog   |   23/07/2020

Dieci anni per la Doc Nascetta, il grande bianco riscoperto delle Langhe

Nel 2020 ricorre il primo decennale dall’ottenimento della Doc Nascetta, una delle uve indigene piemontesi fra le più interessanti, riscoperta negli anni ’90 grazie alla passione di alcuni produttori di Novello, nelle Langhe.

Il 2020 non sarà ricordato solo per il Covid-19, le videoconferenze sulle piattaforme web, il boom del delivery e lo stop forzato delle attività tanto amate dai wine lovers, gli eventi, ma anche per un compleanno speciale: i 10 anni dall’ottenimento della Doc di una delle uve indigene piemontesi, la Nascetta. Anzi Nas-cëtta, uva bianca riscoperta e rinata in uno dei luoghi delle Langhe già noto per il Barolo: il comune di Novello.

Una varietà indigena che a guardare il suo percorso sembra avere un qualche legame con le conflagrazioni, siano esse belliche o fungine e – cosa ben più importante – una capacità innata di superarle. Ripercorrendo la storia si scopre infatti che l’uva è sopravvissuta nelle Langhe alle crisi dell’800 (oidium, peronospora e fillossera) e a quelle economiche causate dai conflitti mondiali.

E dunque quella avvenuta (anche) nel corso dell’ultima decade è una vera e propria palingenesi che, come un ciclone, ha coinvolto sempre più produttori. Con la comprensione del potenziale dell’uva, le cantine ne hanno rigenerato e sviluppato la personalità. Come? Provando diverse vinificazioni (acciaio, anfora, legno) proposte con successo al mercato in versioni spumante, ferme e passito.

Tutto ciò è stato possibile grazie a un gruppo di produttori, Elvio Cogno e Le Strette, entrambi novellesi, allorquando negli anni ’90 camminando tra vecchi filari si sono incuriositi alla vista di quest’uva dal germogliamento tardivo e della sostanziosa presenza di foglie. Entrambi iniziarono i primi esperimenti di vinificazione in purezza nonostante la bassa produttività, in seguito grazie alle ricerche condotte dalla Dott.ssa Maria Carla Cravero dell’Istituto sperimentale per l’Enologia di Asti si scoprirono gli elevati livelli di alcol potenziale e le stabilità dell’acido malico e tartarico durante la vinificazione. Risultati che proiettarono al futuro e alla fattibilità concreta per quest’uva di potersi giocare una partita importante. E così è stato e oggi sono lontani i ricordi di quando la Nascetta veniva impiegata come uva da taglio. Il carattere si palesa già alla vista, il colore è dorato e molto brillante, e al naso c’è un trionfo di aromi floreali, di agrumi e di frutta secca che riportano all’unisono al Moscato. Perché il responsabile di questa analogia è infatti un terpeno, il linalolo, presente anche nelle bucce della Nascetta. Un marker che conseguentemente ha portato a definire questa varietà come semiaromatica e, dagli studi condotti dalla Dott.ssa Anna Schneider, originaria delle colline albesi e parente lontano del Grò blanc, vitigno della Val di Susa.

L’entusiasmo tutt’oggi continua ad essere nell’aria: il suo corpo, nettamente sapido e squisitamente acido conquista. Non ultimo questi ultimi tratti inseriscono la Nascetta tra le uve adatte all’invecchiamento quali Riesling, Timorasso ed Erbaluce.

Ma forse, su tutte, è la duttilità ai vari tipi di vinificazione la caratteristica più virtuosa di questo vino, che si trova anche come Langhe Nascetta, una Doc sfruttata – come detto – da molti produttori che nel corso del tempo si sono fatti ammaliare da questa bacca bianca novellese che non sfigura per potenza e carisma a fianco dei grandi rossi delle Langhe, dal Dolcetto, alla Barbera, al Nebbiolo.

I numeri parlano di una produzione nel 2019 spalmata in 36 ettari (23,7 di Langhe Nascetta e 12,4 di Langhe Nas-cetta del Comune di Novello per un totale di 261.710 bottiglie, di cui 76.158 di Langhe Nas-cetta del Comune di Novello.

Buon compleanno Nascetta e a tutti i suoi interpreti!

Erika Mantovan

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